Mesozoico

Il Mesozoico


L'inizio dell'Era Mesozoica si pone a formazione conclusa delle catene montuose dell'Europa centrale (orogenesi ercinica) ed occupa l'arco di tempo che va da circa 225 a 65 milioni di anni fa.Questo fu un intervallo di quiete geologica per la Pangea. Il clima caldo e umido ed il contatto tra i continenti, invasi per vasti tratti da mari poco profondi, favorirono un enorme sviluppo di piante ed animali. I rettili divennero padroni delle terre emerse con i dinosauri, si adattarono al volo con gli pterosauri e alla vita nelle acque con gli ittiosauri, i plesiosauri e i mosasauri. E mentre la Pangea si stava fratturando in blocchi, nel mare si svilupparono i moderni pesci a scheletro osseo e si ebbe grande diffusione di ammoniti e belemniti; coralli ed alghe calcaree costruivano scogliere, ambiente ideale per la vita di brachiopodi, molluschi ed echinodermi. Una grande crisi biologica, giunta quasi all'improvviso, segnò la fine dell'era: 65 milioni di anni fa scomparvero gran parte degli animali che avevano dominato terre e mari mesozoici.Nel frattempo, però, l'evoluzione dei rettili aveva prodotto i primi mammiferi e i primi uccelli ed era iniziato lo sviluppo delle angiosperme, le piante con i fiori. L'Era mesozoica , in base a particolari avvenimenti, è stata divisa in tre Periodi: Triassico, Giurassico, Cretacico (o Cretaceo).


 

Triassico


I terreni triassici che sono stati studiati e descritti per la prima volta sono quelli dell'Europa occidentale, tedeschi sopratutto, e la suddivisione del periodo in tre parti rispecchia la realtà geo-stratigrafica della regione considerata:

  • il Trias inferiore, continentale, a conglomerati ed arenarie con rari resti vegetali ed orme di grandi anfibi;
  • il Trias medio, marino epicontinentale, con calcari e marne ad ammoniti, brachiopodi, molluschi bivalvi e crinoidi;
  • il Trias superiore con lagune e laghi salati, causa il ritiro dei mari, e il conseguente deposito di gessi e salgemma.

In Italia il Triassico di "Facies germanica" è presente in Sardegna, nell’Appennino toscano e nelle Alpi occidentali, ma nel resto del territorio è essenzialmente marino, con sedimenti ricchissimi di fossili ed è detto di "Facies alpina".

Viene suddiviso in sei Età: lo Scitico o Werfeniano, corrispondente al Trias inferiore; l’Anisico e il Ladinico che corrispondono al Trias medio; il Carnico, il Norico ed il Retico, che corrispondono complessivamente al Trias superiore.


 

 Trias inferiore: Scitico o Werfeniano


Il Triassico inferiore è qui rappresentato da fossili provenienti dalle Dolomiti orientali e dalla Carnia. L'ambiente di deposizione dei sedimenti era di mare poco profondo, talvolta litoraneo. L'alternanza di mutevoli fasi sedimentarie hanno dato luogo a vari tipi di rocce, a loro volta alternantisi: calcari marnosi, calcari oolitici, calcareniti, calcari dolomitici, marne, siltiti e arenarie.

E' la Formazione di Werfen che, per la complessità delle stratificazioni e per le intense dislocazioni subite dalle rocce, è stata suddivisa opportunamente in due piani: il "Membro di Siusi" e il "Membro di Campil".

Nel primo, sottostante, i fossili sono per lo più rappresentati da lamellibranchi dei generi Claraia e Homomya;

Nel secondo, i fossili prevalenti sono gasteropodi (Natiria costata, Naticella costata, cefalopodi (Dinarites) e impronte di asteroidi.



 

Trias medio: Anisico e Ladinico

 

Allora, il clima della nostra regione era tropicale e vari erano gli ambienti di formazione e di deposizione dei sedimenti: mari sottili, scogliere coralline, lagune, spesso interessati da notevoli manifestazioni vulcaniche. Nelle Alpi carniche, l’Anisico è presente con la Formazione del Serla, un complesso di dolomie e calcari ad alghe che attualmente costituiscono cime come, appunto, il monte Serla. Oltre alle alghe, costituenti principali della antica barriera, i fossili sono rappresentati da gasteropodi, lamellibranchi, brachiopodi e cefalopodi(ammoniti).

Il Ladinico si presenta in Carnia già nella parte sommitale della "Dolomia del Serla", con abbondanti fossili. Al di fuori delle barriere, verso il mare aperto, la sedimentazione inizia con i tipici calcari rossi di Monte Clapsavon, ricchi di ammoniti.

Ai calcari rossi segue la “Formazione di Buchenstein”, presente sia in Friuli che nella regione dolomitica. I suoi sedimenti calcareo-marnosi derivano dal riempimento di bacini, intercalati a piattaforme carbonatiche, interessati da manifestazioni vulcaniche. Gli elementi terrigeni, come i tufi, precipitavano in tali bacini lungo le scoscese pareti sottomarine, colmandoli. Fossili tipici del Buchenstein sono ancora l’ammonite Protrachyceras e il lamellibranco Daonella.

Nelle Dolomiti orientali è notevolmente estesa la “Formazione di La Valle” che poggia direttamente sul Buchenstein. Anche questo complesso ha origine in un ambiente con un costante apporto di materiale detritico di origine eruttiva; a questo, appunto, è dovuta la tinta brunastra del sedimento.

 

 


 

Trias superiore: Carnico - Norico - Retico


Il contenuto della vetrina dedicata interamente alla "fauna nana" di San Cassiano, evidenzia l’abbondanza di individui e la grandissima varietà di specie che caratterizza questa Formazione. Essa occupa la parte iniziale del Carnico e si sviluppa nella regione dolomitica in un ambiente fatto di scogliere e di barriere coralline, come già nel triassico medio, ma anche di bracci di mare poco ossigenati o interessati da manifestazioni vulcaniche. I sedimenti sono rappresentati da un’alternanza di sottili strati calcarei, marnosi, arenacei con inclusioni di tufi. Il fenomeno del nanismo, che interessa bivalvi, gasteropodi, ammoniti, brachiopodi, coralli, spugne e altri organismi ancora, può essere imputato proprio ad un ambiente con acque scarsamente ossigenate e/o inquinate.

Seguono i fossili del Carnico superiore appartenenti all’area dolomitico-carnica, che allora era coperta da un mare di modesta profondità e ad intervalli si ritirava e lasciava allo scoperto i fondali o favoriva la nascita di bacini chiusi e di lagune. In queste condizioni, notevole fu l’apporto in zona di sedimenti terrigeni che si trasformarono in marne, argille, calcari talora marnosi o bituminosi ecc., con stratificazione evidente e tinte gialle, nerastre, grigie, grigio-rossastre o verdi-azzurre. Questa serie, poiché corrisponde per posizione ed età a quella tipica della Sella di Raibl, nel Tarvisiano, è detta “Formazione di Raibl” ed il Carnico superiore  viene detto anche ‘Raibliano’. Nei sedimenti raibliani della Carnia, è piuttosto frequente un bivalve a conchiglia subtriangolare, carenata e normalmente priva di ornamentazione: è la Myophoria kefersteini, specie guida del Carnico superiore.

Alla fine del Carnico, terminarono sia le manifestazioni vulcaniche, sia la formazione di scogliere coralline. Il Norico-Retico è presente in regione con facies diverse. La prima riflette un ambiente in condizioni sostanzialmente simili a quelle raibliane: mari sottili ricchi di vita e bacini chiusi, lagune, interessati da fenomeni di evaporazione e di precipitazione che hanno prodotto calcari dolomitici bituminosi e marne, con numerosi fossili di crostacei, pesci e vegetali. La seconda è una facies di mare profondo. Durante gli ultimi tempi del Trias, si verificò un generale sprofondamento della regione e le scogliere scomparvero sotto una coltre sedimentaria di mare aperto, la Dolomia Principale. Queste rocce, stratificate e potenti anche mille metri e oltre (Longarone, Dolomiti del Brenta), ricoprirono uniformemente la regione dolomitica e costituiscono oggi alcune delle cime più famose: il Cristallo, le Tre Cime di Lavaredo, le Cinque Torri, il Monte Civetta, ecc. Il loro contenuto paleontologico è rappresentato dai modelli interni di Megalodonti e Dicerocardi, piuttosto diffusi e talvolta di grossa mole, e da Costatorie, tre caratteristici bivalvi del Norico. Il Triassico superiore termina con gli strati calcarei e detritici del Retico derivati, quest’ultimi, dall’erosione di vicini rilievi in emersione.

 

 


 

 Giurassico


Durante questo periodo l’Europa gode di una generale calma geologica. La paleogeografia evidenzia ancora due province marine: il nord dell’Europa con mari epicontinentali a sedimentazione prevalentemente arenacea o marnosa e con terre emerse che, a sud, lo separavano dall’altra provincia, la Tetide, il grande mare mediterraneo a sedimentazione calcarea, sul fondo del quale si manifestavano i primi corrugamenti di Alpi, Appennini, Carpazi, Himalaya, ecc.

Nel Giurassico, fatta eccezione per la Sardegna e per una piccola isola in corrispondenza della Calabria meridionale, la regione italiana era completamente ricoperta dalle acque della Tetide; sedimenti con fossili di questo periodo sono diffusi un po’ in tutta Italia. Nel Veneto, la serie giurassica forma buona parte dei rilievi prealpini come il Monte Baldo, i Monti Lessini, l’Altopiano di Asiago e delle Alpi feltrine e bellunesi.

Formazione tipica della nostra regione è il “Rosso Ammonitico Veronese”. Il deposito, formatosi nel Giurassico medio-superiore, è rappresentato da calcari e calcari marnosi a noduli, il cui colore spazia dal rosso al rosato al giallo-avorio, in relazione al contenuto in sali ed ossidi di ferro e manganese. E’ una pietra usata in edilizia sia per interni che per esterni: il caminetto della sala museale, le scale della Villa, il sagrato del Duomo, la colonna che regge il leone di San Marco ai margini del ‘liston’, la pavimentazione di parecchi sottoportici e marciapiedi di Portogruaro sono appunto in ‘Rosso Ammonitico’.

Il nome della Formazione suggerisce chiaramente il suo contenuto in fossili: numerose Ammoniti in gran parte rovinate durante il trasporto o da erosioni successive al deposito, ma talvolta ben conservate e che offrono delle sezioni equatoriali che evidenziano chiaramente la struttura interna della conchiglia. Le Ammoniti si estinsero alla fine del Cretaceo, il periodo successivo, circa 65 milioni di anni fa. Anche le Belemniti, cefalopodi simili agli attuali calamari, si estinsero nello stesso periodo. Erano dotati di una conchiglia interna che terminava inferiormente con una robusta punta calcitica, il rostro, parte che più comunemente si ritrova nei sedimenti.

 


 

 Cretaceo


Il Cretaceo inferiore è suddiviso nei piani stratigrafici Neocomiano, Barremiano, Aptiano, Albiano.

Il Cretaceo superiore è suddiviso nei piani stratigrafici Cenomaniano, Turoniano, Senoniano, Maastrichtiano.

In questo periodo, l’Europa ricalca geograficamente la situazione del Giurassico: al Nord, una regione continentale a clima subtropicale-temperato, dove le isole dei massicci emersi erano contornate da mari sottili ricchi di organismi e, a Sud, una regione mediterranea di mare profondo e a clima tropicale.

Il Cretaceo è presente in Veneto e in Friuli con varie successioni sedimentarie. Nel Veneto occidentale, il Cretaceo inferiore è caratterizzato dal “Biancone”, un calcare bianco compatto ad ammoniti e belemniti (Altopiano di Asiago) e da un complesso di marne grigie ricche di ammoniti (Alpe di Puez ed altopiani dolomitici): sono depositi che si sono formati in mare aperto a diversa profondità. Ad oriente, Friuli compreso, le facies ad ammoniti sono sostituite da calcari a Nerinee (gasteropodi) ed a Diceratidi, bivalvi appartenenti al gruppo delle Rudiste, caratterizzati da una conchiglia robusta e adatta a resistere alle turbolenze delle acque a fronte delle formazioni coralline.

Nel Cretaceo superiore, ad ovest, nel Veronese, sopra il Biancone troviamo un calcare marnoso con intercalazioni di scisti bituminosi a pesci. Sopra gli scisti o direttamente sul Biancone viene poi la “Scaglia rossa” costituita da marne calcaree rossastre e grigie facilmente sfaldabili, con frequenti ricci di mare. Anche nel Veneto orientale e nelle prealpi carniche vi sono depositi sedimentari di facies pelagica con calcari, scisti a pesci e, sopra di loro, la Scaglia, ma più a sud, al posto della Scaglia, troviamo i calcari a Rudiste formatisi presso la scogliera corallina che da nord-est (Barcis), si stendeva in direzione sud-ovest fino alla attuale piana di Vittorio Veneto ed oltre, costeggiando l’altopiano del Cansiglio. Sempre al Cretaceo superiore vari autori attribuiscono i famosi calcari laminati di Vernasso (Valle del Natisone), con numerosi resti di vegetali, crostacei e pesci.

Sessantacinque milioni di anni fa, con il Cretaceo, termina anche l’Era mesozoica; la sua fine è caratterizzata dall’estinzione di numerosi gruppi di animali che per milioni di anni avevano popolato i mari (ammoniti, belemniti, rudiste, rettili marini) e le terre emerse (pterosauri, dinosauri) e dalla diffusione dei primitivi mammiferi, fino ad allora costretti a vivere nell’ombra, in un ambiente dominato dai rettili. Per quanto riguarda la flora, la fine dell’Era si presenta con il declino di cicadee e ginkgoine ma con una notevole rappresentanza delle dicotiledoni con Quercia, Platano, Eucalipto, Lauro, Betulla, Salice, Pioppo e delle conifere, quali Araucaria, Abete, Sequoia.

 

 Il Cretaceo del Monte Ciaurlec


L’altopiano del Ciaurlec è inserito nella fascia delle Prealpi Carniche ed è compreso tra il corso del torrente Chiarzò a nord, il torrente Cosa ed il Meduna rispettivamente a est e a ovest, fino al loro ingresso nella piana e la piana stessa a sud. Ha un perimetro all’incirca ovale con l’asse maggiore di circa 12 Km, disposto in direzione nord-ovest / sud-est, tra Chievolis e Castelnuovo del Friuli e quello minore di ca. 6 Km, tra Toppo e Campone; lo spessore della massa calcarea del Ciaurlec è di ca.900 metri.

Centotrenta milioni di anni fa, l’area considerata era sede di un mare poco profondo, limpido, ossigenato e soggetto ad un clima tropicale. L’ambiente era di scogliera e dai sedimenti sono derivati calcari fini contenenti fossili di coralli, gasteropodi, brachiopodi e lamellibranchi dalle forme aberranti. L’appartenenza del Ciaurlec al periodo cretaceo è confermato proprio dalla presenza di questi lamellibranchi, le Rudiste, con specie tipiche di questo periodo.

Attorno all’altopiano, i terreni sedimentari sono invece di origine continentale e più recenti, eocenici o miocenici.

Le Rudiste comprendono lamellibranchi bivalvi a conchiglia modificata, che vivevano nelle acque agitate a ridosso della scogliera; a questo ambiente estremo si adattarono irrobustendo le conchiglie e fissandosi al fondo per l’estremità di una valva. Questa poteva avere la forma di cono (Hippurites, Monopleura) oppure di corno caprino (Caprina) mentre l’altra, piatta, svolgeva la funzione di chiusino.

Fra i molluschi del Giurassico e del Cretaceo legati all’ambiente di scogliera, vi sono anche le Nerinee, gasteropodi tipici: possedevano una conchiglia conica, liscia esternamente ma ornata all’interno da pieghe di vario tipo a seconda della specie e quindi utili per la loro classificazione.